| Vietato spiare la navigazione dei dipendenti | ||
| 1/01/1970 01:00:00 | ||
Il Garante della Privacy frena le aziende, vietatandogli di spiare la navigazione dei propri dipendenti. Tra leggi consolidate e nuove tendenze, rimane il caposaldo della tutela della privacy. Da un recente sondaggio circa un terzo dei dipendenti naviga su Internet durante l'orario di ufficio. Ma quando l'azienda nega al dipendente di viaggiare su internet ed il dipendente infrange il divieto, può nacere un contenzioso che rischia di portare al licenziamento. Tra le aziende è sempre più diffosa l'attività di monitoraggio sull'uso del computer e di Internet dei dipendenti e che spesso sono illegali. Su questo tema caldo si è espresso il Garante per la privacy, intervenendo in merito a una causa di lavoro intentata da un dipendente licenziato perché scoperto a navigare in Internet durante l'orario di lavoro. L'intervento dell'autority è destinato a far discutere e cambiare le attività di monitoraggio interne nelle aziende, compresa la pubblica amministrazione. In poche parole il datore di non può ricavare le informazioni su quali siti si è recato il dipendente. L'intervento dell'Authority sulla privacy pone un brusco freno alle pratiche interne alle aziende, ovvero spiare l'utilizzo dei computer e la navigazione in Rete da parte dei lavoratori mette a rischio la libertà e la segretezza delle comunicazioni e le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. La semplice analisi dei siti visitati da parte dei dipendenti può rendere noti dati delicatissimi della persona: convinzioni religiose, opinioni politiche, appartenenza a partiti, sindacati o associazioni, stato di salute, indicazioni sulla vita sessuale e altri, che potrebbero poi essere utilizzati per discriminare il soggetto interessato. La sentenza ribadisce e tutela un principio sacrosanto che è il diritto da parte del navigatore della Rete di poter frequentare il Web nella massima libertà e riservatezza, contro ogni tentativo di controllo della navigazione personale. Ma una risposta, in parte, a queste sfide può essere data da alcuni strumenti come i firewall, che configurati in modo opportuno restringono, in modo del tutto legale, l'accesso ad alcune aree interne e ad alcuni siti esterni. Ma la vera risposta è in un cambio di mentalità totale delle aziende, sia tra i vertici sia tra i lavoratori. Ad esempio il navigare su Internet non è un problema se non pregiudica la produttività del lavoratore. Questo approccio prevede un cambio di mentalità che può avvenire soltanto con un approccio culturale diverso al lavoro, ovvero tramite: con una formazione continua, con l'affermarsi di una politica aziendale incentrata sulla collaborazione e con la crescita interna. Di Sofien Vannutelli. | ||
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