| Cellule staminali embrionali per "riparare" i polmoni. | ||
| 1/01/1970 01:00:00 | ||
Cellule Staminali embrionali trapiantate nei polmoni di topi di laboratorio, e in grado di riparare il tessuto lesionato. A riuscirci, per la prima volta al mondo, gli scienziati dell’Imperial College di Londra, che hanno presentato i risultati del loro studio al Congresso dell’European Respiratory Society (Ers) in corso a Stoccolma. Finora le malattie respiratorie non avevano tratto grosse speranze dalla ricerca. «I polmoni rappresentano un terreno difficile per l’ingegneria dei tessuti, poiché sono organi notoriamente complessi. Riuniscono cioè un gran numero di cellule differenti, soggette per di più a un rinnovamento molto molto lento». Da qui le difficoltà e i dubbi degli esperti del settore, benché a prospettiva di “riparare” i polmoni rigenerando i tessuti danneggiati prometta un impatto determinante sulla salute di milioni di persone in tutto il pianeta. Solo quelli colpiti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) sono circa 80 milioni. I ricercatori hanno coltivato in laboratorio cellule staminali embrionali, differenziandole in modo che queste avessero alcune caratteristiche delle cellule che formano i polmoni. A questo punto, le hanno “targate” con un marcatore fluorescente, per identificarle una volta iniettate nei topi. Dopo due giorni i ricercatori, grazie al marcatore fluorescente, hanno potuto vedere la strada percorsa dalle cellule trapiantate. E i risultati sono stati «esattamente quelli sperati", spiega Lane. Le cellule, contraddistinte dal colore con cui erano state marcate, erano andate a posizionarsi esattamente nei polmoni dei topolini.Non solo. Negli animali che avevano l’epitelio polmonare danneggiato, la “colonizzazione” era avvenuta soprattutto nell’area lesionata. Nessuna cellula era andata invece a posizionarsi negli altri organi degli animali: tutte erano rimaste fedelmente circoscritte nell’area dei polmonie quindi hanno davvero la capacità di rigenerare dei polmoni lesionati, nonostante la complessità di quest’organo». La sperimentazione sull’uomo costituisce «il prossimo step, seppure ancora lontano», promettono ora i ricercatori. Prima, però, «bisognerà determinare con esattezza la funzionalità e la longevità delle cellule che verrebbero trapiantate». Manu | ||
condividi con: ![]() | ||
[ Torna a Salute | Ritorna all'indice delle sezioni | Versione Stampabile] |

