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La Cap Arcona
1/01/1970 01:00:00

La tragedia della Cap Arcona, nave e lager nazista bombardata dagli inglesi, ignorata dal grande pubblico, voluta dai nazisti e censurata dai britannici, è stata una delle più grandi tragedie marittime della storia.
La storia della Cap Arcona è una di quelle storie che non molti conoscono, il silenzio è calato pesantemente su quel tragico giorno. Hitler si era suicidato, la Germania era ormai capitolata e Himmler aveva dato l’ordine di caricare i prigionieri dei lager della zona di Amburgo sopra tre navi per non farli trovare vivi agli alleati. Una di queste tre navi era la Cap Arcona, una lussuosa nave da crociera, le altre due erano dei mercantili. La Cap Arcona, lunga 196,2 metri e con una stazza di 27.561 tonnellate, era stata varata il 14 maggio 1927, ed era considerata una delle navi più belle della sua epoca. Una nave di gran lusso, slanciata, a doppia propulsione, dominata da tre fumaioli bianco-rossi. Al suo interno, non un solo dettaglio era affidato al caso: mobili di gran classe, suite reale, cabine vittoriane, giardino d'inverno, palestra, campo da tennis... Una nave di linea esclusiva, dove tra l'altro fu girata, nel 1942, la versione tedesca di un film sul naufragio del Titanic. Per dodici anni, la Cap Arcona aveva svolto una serie ininterrotta di favolose crociere. Negli anni '30 era l'orgoglio del III Reich e batteva bandiera nazista su tutti gli oceani; ma il 25 agosto 1939 fu requisita per fini di guerra. Dopo l'invasione della Polonia venne tenuta all'ancora nel porto di Danzica per servire da alloggio alla marina di guerra tedesca. Ma al termine del conflitto mondiale questa nave fu teatro della tragedia marittima più sanguinosa della storia; fu impiegata nelle operazioni di sgombero dei campi di concentramento.
Il 14 aprile 1945, il capo delle SS Heinrich Himmler aveva decretato che non un solo deportato doveva cadere vivo nelle mani degli alleati. Per consegnare per sempre al segreto le atrocità dei campi di sterminio, si tentava di farli scomparire tutti. Ma l'operazione non era semplice: la distruzione dei corpi richiedeva tempo. I capi nazisti, alla ricerca frenetica di un modo per cancellare ogni traccia dei deportati, decisero di ammassarli a bordo di alcune navi per poi affondarli in alto mare. Karl Kaufmann, responsabile del partito nazista della zona di Amburgo, ordinò ai capi delle SS di convogliare la marcia forzata dei deportati verso Lubecca, dov'era ancorato il Cap Arcona. I cargo Thielbek, Athen, che si trovavano nella baia, furono a loro volta requisiti per servire lo stesso funesto disegno. ll 18 aprile 1945, alcune SS salirono a bordo del Cap Arcona e informarono gli ufficiali di bordo che era in preparazione un'«operazione speciale» non meglio specificata. Ma poi il capitano del Cap Arcona, Heinrich Bertram, e quello del Thielbek, John Jacobsen, furono convocati a terra e messi al corrente dei dettagli del criminale progetto. Jacobsen tornò a bordo e rivelò al suo equipaggio tutta la verità sull'«operazione speciale», aggiungendo che lui stesso e il capitano Bertram si erano rifiutati di eseguire quell'ordine. Il giorno seguente Jacobsen fu destituito dal comando della sua nave. Tra il 19 e il 26 aprile, più di 11.000 deportati raggiunsero a piedi il porto di Lubecca. La Croce rossa svedese, i cui rappresentanti si trovavano sul posto, tentò invano di negoziare con Himmler il loro salvataggio. L'imbarco ebbe inizio il 20 aprile. Lo Sturmbannführer delle SS Gehrig ordinò a Fritz Nobmann, capitano del cargo Athen, di caricare a bordo 2.300 deportati, più 280 tra SS e kapò, per trasferirli sul Cap Arcona, ancorato a 4 km al largo. Nobmann rifiutò; ma minacciato di fucilazione, si rassegnò a obbedire. A colpi di manganello, le SS e i kapò stiparono i deportati sulla nave; qualche ora dopo l'Athen lasciò il porto e si diresse verso il Cap Arcona. Ma il capitano Heinrich Bertram rifiutò di imbarcare i detenuti. L'Athen restò al largo tutta la notte, e il mattino seguente, il 21 aprile, fu costretto a rientrare senza aver potuto trasferire i deportati. Lo Sturmbannführer delle SS Gehrig informò il comandante SS Max Pauly del rifiuto del capitano Bertram. A sua volta, Pauly trasmise l'informazione al conte Bassewitz-Behr, generale delle SS e capo della Gestapo di Amburgo, che riferì al Gauleiter Karl Kaufmann, commissario del Reich per la marina. La sera del 21 aprile, Karl Kaufmann mandò il suo consigliere personale Horn, Hauptsturmführer delle SS, a incontrare John Egbert, presidente del Consiglio d'amministrazione della compagnia marittima Hamburg-Süd, proprietaria del Cap Arcona, per chiedergli di imporre al capitano Bertram di obbedire agli ordini. Se non avesse accettato di imbarcare quei «prigionieri di guerra» sarebbe passato per le armi.
A quel punto, fu chiara a tutti l'intenzione di far colare a picco la Cap Arcona con i deportati a bordo. Durante l'imbarco dei primi prigionieri sulla Cap Arcona uomini delle SS chiusero tutte le possibili vie di fuga e bloccarono le scialuppe di salvataggio. I militari, al comando dell'ufficiale delle SS Kirstein, asportano tutte le cinture di salvataggio e persino le panche e altre assi utilizzabili come zattere, per depositare il tutto in una stiva chiusa a chiave; furono bloccate le paratie anti incendio e la nave venne provvista con una quantità moderata di carburante. Alla sera del 28 aprile 1945 furono imbarcati e rinchiusi sotto coperta circa 4.600 prigionieri sorvegliati da 500 uomini di guardia. I prigionieri furono rinchiusi senza acqua né vitto di alcun genere; si contavano dai 15 ai 30 decessi al giorno. Il 3 maggio 1945 la Cap Arcona, la Thielbek e la Deutschland IV si trovavano nella Baia di Lubecca tra Neustadt (Holstein) e Scharbeutz e quello stesso giorno un aereo inglese, durante un volo di ricognizione sopra la baia di Lubecca, osservò la Cap Arcona. I deportati, sentendosi a un palmo dalla liberazione, cercarono di farsi notare dall'aereo agitando le braccia; ma i soldati nazisti aprirono il fuoco contro l'aereo. Per sfuggire al tiro delle batterie antiaeree, l'apparecchio volò a 10.000 piedi - un'altezza da cui era ben difficile distinguere l'identità delle persone a bordo. Frattanto a Lubecca, nella tarda mattinata, due ufficiali britannici si presentarono all'ufficio della Croce rossa svedese per ottenere tutti i dettagli sulle navi-prigione. Informati della situazione, promisero di agire di conseguenza. Ma disgraziatamente fu troppo tardi per bloccare l'operazione iniziata. Già gli apparecchi della Royal Air Force (Raf) sorvolavano la baia di Lubecca. Quattro squadroni di cacciabombardieri Typhoon, della Second Tactical Air Force, si disposero in posizione d'attacco. I nazisti avevano ormai issato bandiera bianca sulle loro navi militari, ma il Cap Arcona, l'Athen, il Thielbek e il Deutschland ostentavano ancora la croce uncinata. Il capitano inglese Martin Scott Rumbold ordinò l'attacco. La Cap Arcona e le altre navi furono bombardate e mitragliate dai cacciabombardieri. Due delle navi affondarono in seguito all'attacco. Persero la vita tra le 7 e le 8.000 persone, 400 prigionieri riuscirono a raggiungere le spiagge dove furono uccisi dalle SS, da membri della Wehrmacht, della gioventù hitleriana e persino dalla popolazione locale. I supersititi furono solo 200. Il relitto della Cap Arcona rimase per anni nella Baia di Lubecca e solo dal 1950 si iniziò lo smembramento del relitto e la rottamazione delle parti in acciaio. I corpi delle vittime si trovavano ancora tutti all'interno della nave. Fino ad oggi la responsabilità dell'accaduto non è stata stabilita con certezza, molte circostanze non sono tuttora chiare. La Croce Rossa svizzera informò le truppe di terra alleate dell'esistenza delle navi e del tipo di "carico" da esse trasportato ma l'informazione non arrivò ai piloti della Royal Air Force che, durante i voli di ricognizione, non riconobbero nei passeggeri dei prigionieri e le persone a bordo furono scambiate per truppe e gerarchi nazisti in fuga dal paese. I documenti relativi all'attacco aereo sono stati secretati dalla RAF fino al 2045. Per quelle vittime nessuna commemorazione, nessuna lapide, molti vennero sepolti alla meno peggio lungo la spiaggia, a nulla sono valse le richieste del comitato dei sopravvissuti. Pesanti sono le responsabilità della stessa popolazione tedesca che non fece nulla per aiutare quegli innocenti e che ha voluto dimenticare come hanno voluto dimenticare i governi di allora, quello inglese e la successiva democrazia tedesca, che pur avendo agito pesantemente sui responsabili del genocidio non è in alcun modo intervenuta per far luce su questa triste vicenda.

Janeway

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